Anita, Astrid, Benny

Sono seduta nel posto che amo di meno, quello centrale. Fila 17. Per un istante, trovo strano che ci sia il numero 17 su un aereo. Poi, mi ricordo che questo numero porta sfortuna soltanto in Italia. E’ il 13 a mancare sui voli. Come cambiano le prospettive quando si viaggia

Alla mia destra, completo nero, cravatta a righe sottili rosa, camicia evidentemente costosa sui toni dell’azzurro. Business man, occhiali Tom Ford, neri. Età indefinita, tra i 30 ed i 120 anni. Ma. C’è un “ma”. Legge un fumetto Manga sull’iPad color perla. Per andare avanti nella lettura, va indietro. Mi spiego meglio: invece di sfogliare le pagine da destra verso sinistra, lui usa le dita affusolate e pulite da sinistra verso destra. I punti di riferimento, avanti, indietro, crollano quando si viaggia, per fortuna.

Alla mia sinistra, lei invece legge un libro vero, di carta. E’ in francese. Diventando quasi strabica, scopro che si tratta di un romanzo su strani segreti di famiglia, ed i personaggi principali sono una certa Anita, un certo Benny ed una certa Astrid. La loro storia dev’essere splendida perchè alla signora bruna non si muove nemmeno un muscolo per tutta la durata del breve volo. Questa donna è l’impersonificazione della relatività: viaggia in relazione al globo, ma viaggia anche con Astrid, Benny e Anita, chissà in quali nazioni, e attraverso quali dinamiche famigliari.

Di fronte a me, siede un interessante terzetto. Il sedile corridoio è occupato da un maglione stile Bridget Jones, ma senza le classiche renne perchè è Natale solo nel libro di Astrid, Benny e Anita. Ha una fossetta sul mento, la vedo quando si alza per andare in bagno. Noto anche che ha esattamente lo stesso orologio del lettore di Manga seduto accanto a me. Precisamente. Lo. Stesso. Modello. E lo sanno pure loro: si riconoscono. Si sorridono. Così lontani e così vicini. In un mondo così piccolo, prima o poi, in mezzo a queste traiettore tracciate nei cieli dagli aerei, ci incontriamo, ci riconosciamo, senza scontrarci.

Seduto vicino al finestrino, un paio di orecchie enormi. Dentro ad esse, dei tappi cancella-suono, color arancio. Le orecchie gigantesche sono attaccate ad una testa piena di capelli. La bocca si muove. Prega, forse. O parla da solo. In realtà, nessuna delle due: lo scoprirò solo a fine volo. Ha un manuale in mano in olandese, ma sta studiando francese. Un giorno, anche lui leggerà le vite di Astrid, Benny e Anita?

Chi sta seduto di fronte al lettore di manga, mi accompagnerà da Copenhagen ad Amsterdam fino a Torino. Condivideremo la stessa nazionalità, la stessa passione per i vestiti neri, la stessa traiettoria, una tra mille, in questa meravigliosa Europa. E sul secondo volo, ci ritroveremo seduti vicini: entrambi molto alti, ci ritroveremo ad odiare i ristretti sedili dell’aereo. Scoprirò che vive, tra mille variabili, proprio in un piccolo comune a pochi chilometri da Torino dove vivono alcuni tra i miei più cari amici dell’università. Per una paura palpabile del possibile, non mi viene chiesto il nome degli amici, ed io non lo fornisco.

Sono estremamente affascinata dagli altri viaggiatori che costantemente incrociano il mio percorso, i miei percorsi. Quante volte mi fermo ad ascoltarne i discorsi, se ne capisco le lingue. Quante volte li osservo, e cerco negli uni e negli altri le similitudini, le uguaglianze e le differenze meno evidenti. Cosa ci porta a riconoscerci negli occhi di una persona che viene dall’altra parte del mondo, ma che ama lo stesso modello di orologio? Quante possibilità ci sono che, sullo stesso volo, ci sia un essere umano che legge un libro in francese in cui è Natale, e che pochi sedili più in là ci sia un maglione come quelli che si indossano a dicembre, e un altro viaggiatore che impara il francese?  Perchè quel passeggero non studia, per esempio, il danese? Passiamo e ripassiamo sulle nostre orme, come pattinatori artistici, in vite diverse? In epoche diverse? E se le separazioni che ci costringono addosso fossero soltanto delle convenzioni vuote? Il tempo. I passaporti. Cosa ci lasciamo veramente dietro, quando anche questo volo finirà? L’idea di noi. Il nostro profumo. Una bottiglietta di plastica. Un manuale in francese.

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