Australia parte 1

Degli ibis grassi.

Viaggiare in Australia è stato come spalancare le braccia. Avete presente la sensazione che si prova quando uscite sul terrazzo, e l’aria fresca vi sbatte in faccia? La cassa toracica si espande. Gli alveoli tutti in fermento. Percorrendo distanze incomprensibili per la nostra piccola ma grande Europa, dentro, mi sembrava d’aver dei popcorn. Dentro, in un certo senso, sono tornata per quel mese un po’ bambina. Ho imparato che il cielo può essere più esteso di quello che t’hanno insegnato. Che è possibile un luogo in cui, al posto dei corvi, ci sono degli ibis grassi. Che stupirsi della vita è la Vita perchè è splendido rimanere con la bocca aperta e fare “cooooosa?” come quando avevamo cinque anni e vedevamo per la prima volta un aereo che solcava le nuvole.
Questa, la mia Australia. Spero che vi piaccia.

Ventisette.

27 sono state le ore di volo necessarie per arrivare in Australia. 27 sono probabilmente anche le nazioni che vedi scorrere sotto al tuo finestrino. Sei seduto in una poltrona comoda ed accogliente a mila e mila metri d’altezza, e sotto di te scorrono culture, religioni, mari, oceani, confini veri ed eventuali. Ti verrebbe da alzarti e andare dal pilota e chiedergli “Senti, cos’è quello là in fondo? Sono sicura che tu, con tutti questi bottoni, e aggeggi lo sai benissimo dove siamo”.  27 sono le volte che, attraverso 4 scali diversi (il primo a Londra, il secondo ad Abu Dhabi, il terzo a Singapore, il quarto a Brisbane), ho fatto quattro passi nel corridoio dell’aereo. Devi inventarti dei diversivi per dare una forma al tempo che sembra incagliato alle nuvole.
27 sono probabilmente le volte che le hostess m’han chiesto se avevo bisogno di qualcosa, che so dei biscotti, dell’acqua, dei cacciaviti, delle coperte, delle anatre. 27 sono i battiti del cuore che mi sono saltati quando, fuori dal finestrino, è comparsa Sydney. Di ore di volo ne avrei fatte 42 se fosse stato necessario, per arrivare a vedere tutto questo.

I beagle, ovvero i guardiani della verità

Quando atterri, pensi “Ora ci sarà pieno di surfisti”. In realtà, agli arrivals, c’è di tutto. C’è il mondo in coda. Non ho mai visto così tanta gente in fila, con i passaporti in mano, che cerca di compilare le landing cards, ovvero quelle cartoline che raccontano un po’ tutto di te. Sei mai stato in prigione? Trasporti droga? Ti droghi? Quelle domande essenziali a cui tutti almeno una volta nella vita devono rispondere. I tuoi bagagli passano dentro a degli enormi metal-detectors che scrutano i tuoi averi. Oltre al mondo, tutto intorno a te, scorrazzano degli animaletti simpaticissimi chiamati beagle. Sono dei cagnetti piccolini e lunghi. Ti annusano, si spera per poco. Sono le macchine della verità all’aeroporto di Sydney. Ti guardano con quegli occhioni grandi come la luna e sembrano chiederti “Hai detto la verità, sulla tua landing card?”.
Io sono generalmente una brava persona, quindi quando arrivo al confine, guardo l’addetto ai passaporti e gli dico solo che sono contenta d’essere finalmente arrivata. Lui mi guarda e mi dice “Excellent English my girl. Welcome to Australia”.

Bang! Un nuovo timbro sul mio passaporto.
Inizia l’avventura dall’altra parte del mondo.

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Un commento su “Australia parte 1

  1. La Madda della Toscana

    Carissima autrice, ieri sera ho finito di leggere le parti del tuo blog che sono state pubblicate fino ad ora. Non ho altro che da farti i complimenti. Bello, bello, bello. Sia per le foto che, e soprattutto, per quello che scrivi e come lo scrivi. Mi hai fatto sognare come se pure io in quei posti ci fossi stata. Grazie: per un paio d’ore sono tornata in viaggio. Mi raccomando, continua così.

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