Casa Hollywood

204430406-e5483c1a-3f0c-42de-8287-eff7946048daAlzare lo sguardo è l’ultima cosa che ti viene in mente. Sei di corsa. Non ti rendi nemmeno conto di dove trovi, probabilmente. A che altezza, di Corso Regina Margherita? Quello che ti scorre accanto, però, non è un semplice muro in cemento armato. Dietro a quelle piante che sbucano in mezzo al traffico incessante, c’è una storia che è, a dir poco, impressionante. Pochi lo sanno. Ma stasera ve la racconto io, quella storia nascosta di Torino.

Ciò che è stato, ma non è più

Al numero 104 di Corso Regina, in passato, c’era un teatro shakespeariano. 1200 metri quadrati, per dire. Non piccolissimo, no? Un teatro popolare: boccascena, platea, galleria. Ci venivano per fare quattro chiacchiere. Per conoscere l’ultimo pettegolezzo sabaudo. L’edificio diventa, nel passare eterno del tempo, il Cinema Hollywood. Mentre visito la struttura con chi l’ha riportata in vita, mi sembra quasi di riuscire ad immaginarli: anni Trenta, Quaranta, anni in mezzo allo sfacelo delle due Guerre Mondiali, vestiti alla moda charleston. Venivano qui non solo per assistere a quella che i Fratelli Lumiere avevano ritenuto una “moda senza futuro”, ma anche per ballare: in inverno, al piano interrato; in estate, in terrazza. Poi il buio dei bombardamenti. La decadenza che porta l’immobile a diventare un cinema a luci rosse.

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Ciò che è, ora

Casa Hollywood è rimasta per molto tempo un dente mancante su Corso Regina, in mezzo ai due palazzi che la affiancano. E poi, magia. 35 metri d’altezza, 9 piani di cui 6 adibiti ad appartamenti privati, ed uno utilizzato dall’Hotel Boston come foresteria e sede di eventi pubblici. L’ultimo piano ospitava, fino a poco fa, una serie di arnie in cui le api producevano il “Miele Reale”. Sono andate via anche loro insieme a chi le curava. E salendo lassù, ancora oggi, si trovano alberi da frutto coltivati da quelli che lassù ci abita.

Quel teatro popolare e quel cinema rivivono ancora nelle braccia del cemento armato: linee strette al vetro. Respirano grazie alle aralie che si vedono spuntare attraverso i vetro che danno sul Corso: sono piante che non hanno bisogno di luce diretta, ma che, insieme al serpentone di bambù nano più interno, riescono a creare l’idea di un sottobosco in mezzo all’asfalto.

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A metà tra l’allora e l’oggi

Se, come me, avrete la fortuna di visitare il penultimo piano, vi capiterà di essere a metà. In between. Avrete di fronte un glorioso ieri: il Polo Reale di Torino, i Giardini Reali appena rinnovati al di là di alberi che avrebbero bisogno di una piccolissima sfrondata. E dall’altra parte, un robusto oggi: lungo Dora. La donnola di immensa di Roà in lontananza. Passeggiare lassù, su Casa Hollywood, è un po’ come vivere per tanti anni all’estero e poi tornare in patria: hai la certezza di amare entrambe le vite che ti sono state concesse. Sai che dentro di te conviveranno per sempre due mondi. Due culture. Due volte te stessa.

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