Doel: Golia vince su Davide, questa volta

Sono spesso le metropoli a fare notizia. Gli scontri nelle loro piazze, l’insoddisfazione dei loro cittadini accaldati, le mostre d’arte che aprono nei loro musei: ecco cosa si accumula sulle prime pagine dei quotidiani.

Io sono certa, invece, che il mondo evolva ogni giorno nei mercati, nelle scuole e nelle strade delle piccole realtà. E’ spesso questo aspetto che cerco nei miei viaggi.

Le vie di Doel sono deserte.

In questo microscopico villaggio fiammingo è in atto un’irreversibile involuzione.

Doel semplicemente scomparirà: verrà presto fagocitata dal pingue porto di Anversa che la schiaccia da una parte, mentre un’irritante centrale nucleare copre a tratti il suo cielo dall’altra.

Ci hanno detto: “Andate via”

Fino alla fine degli anni Settanta, vivevano qui circa 1300 persone.

Delle loro vite, riesco per poco a scorgere ancora le attività più felici e dolci quando arrivo qui a gennaio 2017: i tavoli da pic-nic, gli scivoli e le altalene dei parchi giochi, l’insegna di una trattoria, entrate a provare i nostri panini, sono i migliori di tutta la provincia d’Anversa.

Intorno a me, incombono però le ombre: mi graffio le braccia nei rovi che ormai abitano tutti i muri di Doel, li scosto ed ecco davanti a me verande offuscate da moleste ragnatele, poltrone in velluto color bottiglia sfondate, televisioni senza schermi, tazze e piatti frantumati in cucine abbandonate dai rumori, schienali di divani trasformati in letti per gatti randagi.

Le ombre si arrampicano verso i tetti. Diventano immense ed ingestibili, mentre crescono nelle mie orecchie le voci di chi a Doel si amava, si sposava, andava a comprare il pane al negozio dietro l’angolo: “Ci hanno detto che dovevamo andare via, che questa non era più la nostra casa”.

Non è una guerra a far spostare chi aveva la sua vita qui.

L’intera area è stata acquistata da una società chiamata LSO che ha avviato una procedura di abbandono forzato per i residenti del paesino. In un vicinissimo futuro orrifico, Doel diventerà mare, diventerà un nuovo pezzo del porto di Anversa.

Golia ingurgita Davide, in questa versione belga del racconto biblico.

Tiene in mano una decina di palloncini

E’ magrolina e bionda. Se ne sta immobile a pochi metri da me e tiene in mano una decina di palloncini colorati. Non riesco a capire da dove sia spuntata. E’ reale, questa ragazzina, oppure è solo un altro degli innumerevoli fantasmi che mi accompagnano nelle stradine di Doel?

Poi dice qualcosa in fiammingo a qualcuno che sento avvicinarsi alle mie spalle.

“Sono la sua mamma”, mi dice questa donna che indossa un vestito troppo leggero per le temperature invernali belghe. Vorrei chiederle se non ha freddo, ma forse anche lei è uno spettro e gli spiriti non hanno questi problemi.

“Doel è un set fotografico perfetto”, mi dice, “con tutti questi graffiti”. Se ne vanno e nemmeno me ne rendo conto.

Un Obama insanguinato

In questo limbo pre-morte, Doel è stata momentaneamente reinventata.

Si è trasformata in un’effimera enorme tela grazie ai disegni di molteplici artisti di street art che, attraverso i loro lavori, le hanno donato un’altra, ultima, vita: animali mastodontici, alieni e ratti, un bue disteso, un Barack Obama insanguinato, una casa con occhi e denti famelici, una scritta che dice “All my friends are dead”, un gigantesco gorilla che regge un mazzo di fiori, ed un occhio che ricorda i lavori di Dalì, su un cancello sbarrato come il futuro di Doel.

Quanto dura l’impatto dell’uomo? Quanti anni passeranno ancora prima che tutto questo sparisca sotto i colpi inesorabili dell’economia mondiale? Sorride, quel joker insanguinato. Per quanto ancora?

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2 Commenti su “Doel: Golia vince su Davide, questa volta

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