Iran – Angeli e Demoni

Faravahar. Ahura Mazda. Le Torri del Silenzio. Zarathustra, o Zoroastro, o Zardusht. Ma anche Mazdeismo, Vohu Mano e Ahem Nano. I Templi del Fuoco. Dell’Iran, mentre cerco di mettere insieme questo nuovo racconto, mi rimbombano in testa questi strani termini, un lessico da una parte così staccato dalle mie consuete frequentazioni linguistiche, e dall’altro ancora così vivo, colorato e allo stesso tempo profondo nei miei ricordi. Vorrei poter fermare il tempo. Spesso mi sembra che mi scappi tutto dalle mani, mi sembra di essere su un tapis roulant e di vedermi scivolare tra le mani la parte migliore della mia vita: i miei viaggi.

Chi pensa all’Iran, pensa all’Islam. Invece, prima di Maometto, di Gesù e compagnia cantante, c’era Zoroastro in Persia. Sì, quello del titolo del libro di Nietzsche, quello che così parlò, avete presente? E avete presente i Magi? Secondo la tradizione, erano sacerdoti zoroastriani. Chiudo gli occhi e so che una parte di me sarà per sempre lassù, sulle Torri del Silenzio (o dakhma) a qualche chilometro da Yadz. La terra intorno era brulla, costellata da pochi splendidi viaggiatori. Un buco in mezzo a quelle che una volta erano mura che proteggevano questo luogo di addii. Gli Zoroastriani credono nella purezza degli elementi e quindi, invece di seppellire i propri cari (ed ammorbare la terra), o di cremarli (e contaminare l’aria), una volta li venivano ad adagiare qui, e li lasciavano agli avvoltoi. Gli imperatori persiani come Dario, Ciro, Serse ed Artaserse, in quanto zoroastriani, sono stati spolpati dagli avvoltoi prima di essere seppelliti nei rispettivi sepolcri a Persepoli e a Naqs-i-Rustam. La brava coscienza cristiana carica di tabù ci fa storcere il naso, ad un pensiero così, o no?

untitledPer me, i cimiteri, qualsiasi forma essi abbiano, sono solo luoghi di malinconica serenità. Memento mori, c’è scritto su alcuni delle nostre necropoli. Carpe diem, corri ragazzo corri per dirla in modo moderno, che la vita si può frantumare presto e ti può fregare. Nelle vicinanze delle Torri del Silenzio, invece, ho visto invece le figure alate di Fravashi, lo spirito guardiano che simboleggia Frahavar, la parte dell’anima che dopo la morte torna a ricongiungersi con Ahura Mazda.  La prima volta che l’ho vista, una Fravashi, non ho nemmeno capito bene cosa fosse. Mi sembrava un omino barbuto con due gambette magre e due piedini, piccoli così, appollaiato su due ali grandi e stratificate. Di questa mia ignorante interpretazione iniziale su una cosa sola avevo ragione: la ali divise in strati, che rappresentano la purezza della parola, dell’azione e del pensiero. Quelle che a me erano sembrate in un primo istante due stecchetti di gambe sono in realtà due corde: una, simbolo del buio e del male, e l’altra la bontà. In mezzo ad esse, poi, una coda che punta in avanti, rappresentazione della malvagità che bisognerebbe sempre scacciare. Non si trattava poi di un omino appollaiato ma di una testa umana, immagine della saggezza e dell’esperienza. Esso regge nella sinistra un anello che rappresenta l’unità, e punta la destra al cielo per indicare la venerazione del divino. In mezzo, tra la testa e la coda, un altro anello: è la raffigurazione delle azioni di una persona e dell’eternità. Scusami, Fravashi, di te non avevo capito proprio niente: quante cose da imparare, quanto tempo sprecato a fare altro di cui davvero poco mi importa.

Ripenso a quel giorno come uno dei più importanti del mio Iran. Da lassù, ho osservato il nuovo cimitero zoroastriano, precluso a chi non crede in Ahura Mazda, dove chi è andato avanti è oggi tumulato in tombe rivestite di cemento per evitare la profanazione del suolo. L’usanza delle Torri del Silenzio, infatti, non è più permessa: sembra che sia stata proibita dal tempo della Rivoluzione del 1979, ma è stato spesso difficile scoprire qualcosa qui.

Ahura Mazda non è mai rappresentato da simboli o icone, ma avrebbe chiesto ai suoi seguaci di pregarlo rivolti in direzione della luce. La sola fonte di luce che conoscevano gli antichi era il fuoco che viene ancora oggi venerato in templi ad esso dedicati. Nel mio viaggio in Iran, ho potuto visitarne solo uno, quello di Ateshkadeh a Yadz: la sua facciata anonima e priva di abbellimenti si specchia nello specchio d’acqua di una vasca circolare, per poi aprirsi all’interno in una grande sala dove vengono celebrati speciali rituali. Sono poi arrivata all’atashgah, dove dietro ad uno spesso vetro e in mezzo a decine di fedeli, ho guardato la Fiamma Sacra Perpetua che paia ardare ininterrottamente dal 470 d.C. alimentata prevalentemente da legno di mandorlo e albicocco.

Mi piacerebbe continuare con un piccolo gioco, cari lettori. Secondo voi, chi ha pronunciato quanto segue?

  • “Condanniamo l’oppressione tra gli esseri umani e la crudeltà verso gli animali”
  • “Crediamo nell’uguaglianza di tutti gli uomini, senza distinzione di razza, sesso, o credo religioso”
  • “Buoni pensieri, buone parole, buone opere”.

Per chi vive in una società cristiana, verrebbe da dire: “Gesù”. La risposta corretta è “Anche Gesù”, ma prima di lui questi erano solo alcuni dei concetti cardine dello Zoroastrismo. Le religioni del mondo sono, a mio modesto avviso, tutte valide e tutte riconducibili ad un’idea centrale: il buon senso. In giorni come questi, di crisi e stragi vicine e lontane, mi chiedo sempre più tristemente cosa faccia però mutare la bellezza della fede in pura schizofrenia omicida. Non siamo in grado di trovare la cura per il cancro in un mondo tecnologicamente abbastanza avanzato da farlo, ma coltiviamo una voglia inarrestabile di sangue: ci massacriamo senza vergogna, da millenni, nascondendoci dietro al nome di questo o di quel profeta. Andiamo fieri dalla stupidità sporca delle guerre. Rompiamo tutto pensando che sia possibile ricostruire ogni cosa per distruggere poi l’intero mondo da capo. Da questo sito, urlo, pretendo una cosa sola: la pace.

Dall’eternità, come nella Fravashi, il Bene (Vohu Mano) ed il suo gemello inseparabile, il Male (Ahem Nano) coesistono in Ahura Mazda, il Dio Supremo che li ha creati. Spesso, in Iran, si vedono un leone che lotta con un bue a rappresentazione di quest’infinita lotta. Questo conflitto cosmico è riflesso sull’umanità che deve scegliere da che parte stare. Alla fine dei giorni, comunque, secondo gli Zoroastriani, sembra che vincerà il Bene e il cosmo sarà purificato e le anime di tutti quelli che avranno scelto la Luce saranno riscattate e vivranno per sempre alla presenza del Dio Sapiente.

Mi chiedo se sarà così anche per questo nostro mondo. Speriamo. Fravashi, mettici una parola buona tu per noi e per i figli che verranno. Ne abbiamo un disperato bisogno.

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