Samsara – Calcutta parte 3

E poi niente. Lì, ti sembrerà meraviglioso. Lo senti nelle ossa senza riuscirti a dare una spiegazione razionale. In mezzo all’orrore e alla gente che orina per strada, scorgi delle mani giunte in preghiera verso una divinità dai tratti e dai bisogni umani. Guardando Calcutta dall’alto, ti sembra di sentirla sognare tutta quell’umanità, mentre la notte ti abbraccia e il caldo non smette di starti addosso.  I tuoi calzini si trasformano in ricettacoli di microbi, mentre sfregano temerari i pavimenti di templi dai muri raffinati e dai dipinti immensi. All’ingresso, guardi le varie rappresentazioni della Ruota del Divenire che vengono utilizzate come supporto visivo all’insegnamento di  base. Ti stupisci di come, in fondo, alcune immagini siano le stesse che ritrovi nella Divina Commedia e capisci che esiste un messaggio unico nel mondo: non fare del male agli altri, ché nessuno vuol soffrire. Guardi Yama, il Signore della Morte, che trattiene con i suoi artigli la Ruota e poi individui il Buddha Sakyamuni che t’indica un punto esterno, verso l’infinito.  Di lui, incontri mille varianti differenti, con nomi e mudrā e posizioni che tu goffamente provi a capire, ma che immancabilmente dimentichi nel giro di circa un’ora. Attraversi in taxi il ponte verso Howrah e avverti di essere parte del samsara, l’oceano dell’esistenza terrena. Calcutta è probabilmente questo: difficile da accettare, impossibile da lasciare, t’innalza e ti respinge nel ciclo delle esistenze. Illusione, realtà, devozione, perdita, ricchezza.

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