Scacco Matto!

Stranamente, la mia estate 2014 è stata caratterizzata da svariati incontri sugli scacchi. Non sono una giocatrice, non sono probabilmente abbastanza intelligente per giocare, ma i dialoghi impossibili che seguono sono stati ispirati dallo spettacolo “ScaccoMatto” tenuto dai magici attori del “Teatro della Tosse” ad Apricale durante la settimana di Ferragosto, e da una visita in compagnia di due ottimi amici a Marostica, dove ogni 2 anni si tengono partite di scacchi con pedine viventi. Buona lettura!

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Oblivion

Di te mi mancherà il modo in cui ti sistemi la corona.

Di questa nostra casa, invece, penserò sempre a quell’enorme orologio, tic toc tic toc, sistemato tra noi e loro, ai lati di questa immensa scacchiera. Quante volte ci siamo chiesti se qualcuno, su queste case bianche e nere si è mai accorto del nostro amore, segreto, incappucciato, ma in fondo davvero davanti agli occhi di tutti! La tua regina, soprattutto, grassa e libertina, è sempre stata la prima a non voler vedere nulla.

Di te, mio Re zoppo, porterò con me l’istante in cui per la prima volta hai appoggiato il tuo sguardo su di me, povero Pedone, nero come il pulcino di una pubblicità di altri tempi. Il tuo sorriso, luminoso e leggero, mentre appoggiavi la corona per terra. I cavalli che nitrivano in lontananza, e gli alfieri che gridavano ordini. In quel momento, io Pedone scuro, ho capito che sarei stato tuo in quella ed in tutte le partite infinite a venire.

Tra poco dovrò andare, di nuovo. Mi muoverò come impongono le regole di questo gioco, solo e sempre in avanti. Senz’armi. Senza nemmeno le lunghe zampe dei cavalli che possono almeno saltare. Sono solo un povero Pedone, ma tenterò con tutto me stesso di ritardare, anche se per pochi istanti, la tua presa, quel benedetto scacco matto.

Tu non scordarmi, mio Re. Passerà settembre, novembre. Un giorno tornerò e tutto il gioco ricomincerà da capo. Dicono che si muoia due volte: la prima quando si smette di respirare; la seconda, qualche tempo dopo, quando chi ci ama pronuncia il nostro nome per l’ultima volta. Non uccidermi due volte, mio Re zoppo.

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Stimati cittadini!

Stimati cittadini, davanti a noi, loro.

Ci separa uno spazio immenso, ma già da qui, potete sicuramente vederli. Quanto sono brutti, diversi, non trovate? A pensarci bene, già da qui, possiamo sentirne la puzza. Verranno avanti, ruberanno i nostri lavori e le nostre donne, e ci imporranno i loro dei e le loro leggi, invece di accettare gli unici giusti, i nostri. Taglieranno le gole dei nostri cavalieri. Lucideranno le loro spade sulle nostre case. Mangeranno pezzo dopo pezzo, i nostri uomini. Alla fine di questo gioco poi incendieranno i nostri fienili e danzeranno sulle tombe dei nostri avi. Dobbiamo attrezzarci, difendere le nostre traverse, innalzare dei muri sordi, dimenticando cosa ci ha insegnato la Storia. Sono diversi da noi, ricordatelo bene: la loro Regina è piena di tatuaggi sicuramente fatti in qualche bordello delle loro lande. Non sono pronti, come noi, a dare la loro vita per il loro Re.

Sire, i nostri messi sono tornati dal giro di ricognizione.

Molto bene, fateli avanzare.

Siete sicuro, comandante?

Parlate, messi, diteci: come sono, loro?

Sicuramente sappiamo già cosa ci aspetta: loro non possono avere 8 pedoni altrettanto nobili, e nulla possono in confronto alle nostre splendide Torri che muovendosi lateralmente proteggono i colori regali della nostra casa e sfiorano il cielo accogliendo le nostre preghiere, giuste. Ditemi! Scommetto anche che i loro Cavalli non sono eleganti danzatori come i nostri e non sanno affascinare il nemico con il loro ventaglio di rose. Possiamo poi paragonare il loro assurdo Sovrano a me, unico ed invincibile, e bello come un tramonto d’estate? Come possono, quelli, paragonarsi a noi?

Beh .. comandante …

Parlate, vi ho detto!

Loro hanno 8 nobili pedoni. E due Torri, splendide che si muovono lateralmente e proteggono i colori regali della loro casa e che sfiorano il cielo accogliendo le loro preghiere, giuste. I loro Cavalli sono eleganti danzatori come i nostri e sanno affascinare il nemico con il loro ventaglio di rose. Il loro Sovrano, unico ed invincibile, è bello come un tramonto d’estate. E la loro Regina è adornata da incredibili tatuaggi. Sono esattamente uguali a noi, tranne il mantello che indossano: bianco il nostro, nero il loro. Noi siamo come loro, loro sono noi, siamo solo due immagini riflesse dallo stesso specchio.

Tagliategli la testa!

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10 alla quarantatreesima

Ma vi rendete conto? 10 alla quarantatreesima, o addirittura 10 alla cinquantesima! Ecco quante sono le possibilità di movimento ! Hey! Mi ascoltate? Proprio non riusciamo a capire la nostra immensa fortuna! Siamo in 32, su 64 caselle, chi bianco, chi nero! E sebbene il destino ci abbia inchiodati su questa limitante campo d’azione, noi in realtà abbiamo davanti l’Infinito! Hey, voi laggiù in fondo, dall’altra parte! Mi sentite? Nessuno mi ascolta mai, tranne quello stupido messicano che mastica! Pensateci, dai! Muoversi ad L, muoversi in diagonale, muoversi come più ci piace (ossequi, mia Regina), non muoversi affatto! Scorrazzare, certo! Possiamo pure scorrazzare barcollando su questa Linea Maginot? O era una ligne imaginaire? Se solo quel messicano smettesse di masticare! Hey! Mi sentite? No, il re non è morto, è solo addormentato. Smettere, iniziare, completare. Abbiamo davanti a noi centinaia di migliaia di incroci. Capite? Infinito! E se provassimo a scendere da questa scacchiera? Almeno una volta? Quello aumenterebbe le nostre possibilità portandole, ne sono certo, a 10123 ….. Potremmo, no?

Taci, Cavallo. Lo sanno tutti che sei pazzo!

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