Smettetela subito: aeroporti

Tutto quello che mi lascia interdetta mentre viaggio. Parte prima.

Avvertenza: si tratta di un articolo polemico e per nulla diplomatico. Dettato probabilmente da cronica mancanza di sonno. Se fluttuate su una nuvola, se siete innamorati e pertanto amate l’umanità: seriamente, lasciate perdere ora. Siete stati avvertiti. Andate a leggere qualcos’altro. Almeno fino al prossimo articolo.

I controlli di sicurezza

Inizierei – di grazia – dai controlli di sicurezza. Come fate a non saperlo. Eh. Come. Fate. A. Non. Saperlo. Non potete passare ai gate con un litro e mezzo di shampoo o con 12 bottiglie di vino. Non potete.

E poi gli iPad, i notebook, i laptop devono essere estratti per tempo dal vostro bagaglio a mano. Vengono scansionati a parte. Li dovete separare dagli altri vostri confusi averi.

Ci state rubando il tempo. E’ questo il succo della questione. Non c’è tempo.

Un’altra cosa: vi rendete conto che non è permesso far foto ai controlli di sicurezza, vero? Non ve lo spiego nemmeno perché. Che poi, comunque, cos’è che fotografate? Dei metal detector? Fotografate i vostri figli, che ne avete procreati, fuori dall’aeroporto. Tenete quei ricordi. Oppure il cielo. Oppure i piedi, se state attraversando un periodo feticista. Non dei metal detector.

Smettetela subito.

I gate di partenza

In lacrime per l’abbandono delle 12 bottiglie di vino, vi avvierete verso i gate di partenza.

A seconda del vostro budget, potreste viaggiare con una compagnia low-cost. Personalmente, io, ringrazio che esistano: mi hanno permesso di arrivare in destinazioni memorabili con meno di 50€ a tratta (come la Romania negli ultimi tempi).

Ma.

Ma lo sapete che le tariffe a buon mercato prevedono delle restrizioni di peso e di dimensioni del bagaglio a mano. Lo sapete perché ve lo sparaflashiano ovunque al momento della prenotazione online.  Ve lo confermano via email. Ve lo ripetono fino alla nausea in aeroporto.

Smettetela subito, quindi.

Smettete di balbettare cose incomprensibili in inglese quando il personale, al momento dell’imbarco, vi farà notare che non è possibile portare a bordo un pallet da 150 chili come bagaglio a mano.

Smettetela subito. Non avete scuse. Non potete pensare di farla franca. State imbarazzando soltanto voi stessi. Ed i vostri figlioli. Ed i vostri prof di inglese.

L’atterraggio: gli applausi

Poi c’è quella cosa degli applausi. Italiani, specificamente questa è per voi. All’atterraggio, voi battete le mani. Perché. Battete. Le. Mani.

Il pilota ha fatto il suo dovere. Il pilota viene pagato per portarci sani e salvi a destinazione. Voi lo applaudite un barista ogni volta che vi porge un espresso? No. E allora smettetela subito.

Lo fate probabilmente solo voi al mondo.

L’atterraggio: le ascelle

L’atterraggio è una fase critica anche per un altro motivo. Dopo gli applausi, scattate su. Mezzi tarantolati. Non solo iniziate a spingervi cercando di sgusciare dai vostri sedili come in un’impossibile partita di Tetris, ma mi infilate anche le ascelle e i bagagli in bocca.

Ve lo dirò una volta sola: finché non vengono aperti i portelloni, e le autorità aeroportuali non avvicinano le scalette o i finger mobili, qui nessuno va da nessuna parte. A meno che voi non vi dimostriate spasmodicamente interessati a nuove sfide con la gravità.

Ci possiamo organizzare per quelle.

Fateci sapere.

Salto in lungo

A seconda della vostra destinazione, vi troverete poi a passare un controllo passaporti. Noterete come, per terra, a pochi metri dal gabbiotto dove vi accoglieranno gli ufficiali di frontiera, ci sia una linea, solitamente gialla, che dice in più lingue: “Aspettate qui il vostro turno, please”.

Incredibilmente, non si tratta di un invito ad una gara di salto in lungo. Fermatevi lì.

Aspettate di essere chiamati. Non venite ad alitarmi sul collo. Lo faccio io con voi? No? E allora non rubatemi l’aria.

Smettetela subito.

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10 Commenti su “Smettetela subito: aeroporti

  1. angelamaria sorgona'

    Completamente d’accordo. Aggiungerei odio nei confronti di quelli che pensano che il sedile davanti al loro (il mio) sia il loro poggiapiedi o appoggio per cambiare posizione ogni tre secondi.

    1. skandorina Autore

      Ciao Angela, sapevo che questo articolo avrebbe trovato un ottimo humus in chi, come noi, viaggia molto e spesso.
      Grazie per l’ulteriore situazione che mi descrivi.
      Ora vai in giro e urla anche tu: “Smettetela subito!”. Fondiamo un nuovo club 🙂

  2. Max

    Vogliamo parlare del momento dell’imbarco!!!! È’ inutile che stai davanti al gate tre quarti d’ora prima se poi devi andare sul pullman.
    Se imbarcano prima dalla fila 30 alla 15 perché ti presenti con tutta la truppa che si deve imbarcare nelle prime file?????
    Altra cosa tipicamente italiana, il concetto di fila al momento dell’imbarco, in qualsiasi altra parte del mondo consiste nello stare uno dietro all’altro, in Italia c’è una fila a destra una in mezzo e una a sinistra con conseguente disperazione della hostess che non sa più cosa fare

  3. Jazz

    I agree with all of the above. Except the one with the applause – I’m afraid Germans and Danes do it, too. But more likely on charter flights. I assume it shows their instant relief that they survived yet another trip with the most secure transportation method before speeding home on the motorway?

    1. skandorina Autore

      Thanks, Jazz.
      Next time I go to my local bar, I will clap my hands when the espresso is ready.
      Then, they will call the ambulance and some lovely doctors will make me wear a white shirt buttoned on my back. Everything will just be fine 🙂
      Sedation is a great underestimated tool.

  4. Magdalena

    Hi, I agree with everything! I just don’t agree all these behaviours are typically Italian… We, Poles, do clap our hands once landed. This way we want to say thank you to the pilot for a safe flight and we show respect to the difficult job he has. Personally, a standard espresso preparation does not impress me so much as flying an aeroplane! 😉

    1. skandorina Autore

      Hi Magdalena,
      It’s very relieving to know that Italians are not the only ones clapping their hands when the plane lands.
      This was meant to be a bit of a funny article to outline human behaviour and have a laugh about it all.
      Thanks for reading me and sharing your view. I own you and the pilots a few espressos now 🙂
      Skandorina

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