Una favola della buonanotte

DiavolessaL’hanno incatenata per l’eternità. Di luce, lei, ne vede poca. E comunque soltanto quando qualcuno si avventura oltre Casarsa, oltre Valvasone, e viene a cercarla qui all’interno della Vecchia Parrocchiale di San Lorenzo di Arzene, in provincia di Pordenone.

Ha dita affusolate che ricordano dei ganci che graffiano, e da secoli la descrivono nel peggiore dei modi: “lordante” perché defeca fuoco. Il seno pendulo e gli occhi di brace. Ha attraversato su quel muro secoli di epidemie di peste ed ecatombi di bambini falciati dalla difterite, ancora rintracciabili nei registri del paese. In una lingua malandata, a metà tra il latino ed un grecaccio scarabocchiato, accanto alle sue grinfie da Nosferatu, hanno scritto che sotto di lei si trova un “segno che consuma”. Come a dire: “Non mettere le mani, non toccare quello che giace qua sotto. Non fare rumore, se passi di qui viandante, non svegliare quanti (probabilmente) riposano sotto queste zampette da orchessa”.

A farle da guardiano, nemmeno un misero Giudizio Universale, ma anzi una brigata che tutto è un programma: c’è San Giuseppe, il papà dei papà, che tiene in braccio un Gesù Bambino un po’ malconcio ma pur sempre vivo il che non è male data l’allegra combriccola di cui fa parte. C’è San Rocco, carico di croste pestilenziali; lo accompagna San Giacomo, che nel peregrinare di cui è spesso simbolo appare tutto tranne che gaudioso. C’è Santa Lucia, protettrice degli occhi malati. Sulla parete sotto il campanile, c’è San Bellino, il Santo che allontana la rabbia. Capite bene che il cagnaccio con cui quest’ultimo si accompagna risulta essere il più compagnone del gruppetto.

Voi, foste in lei, riuscireste a ridere in mezzo a questi buontemponi?

La sola compagnia che, almeno in passato, riusciva a risollevarle il morale era la comunità femminile che era costretta a sedere esclusivamente dalla sua parte della chiesa. O forse anche le colombe che qui e là decorano i muri della sua dimora e rappresentano dal tempo dei Longobardi le anime di chi è andato avanti.

Volete sapere come fanno a farla almeno sorridere?

Le ricordano che lei è praticamente unica al mondo. Dicono che forse ce n’è soltanto un’altra come lei, al mondo. A Parigi, dicono. Che cosa volete che siano 1200 chilometri per qualcuno che come lei ha attraversato, incatenata, secoli e secoli di orrori?

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4 Commenti su “Una favola della buonanotte

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