Uyuni – non c’è una fine, né alcun addio

Ci siamo

“Ci siamo”, dice Noemi. “Siete ad Uyuni: benvenuti”.

Ho aspettato anni per arrivare qui, nel deserto di sale più esteso al mondo. 10 mila chilometri che ora scricchiolano sotto le ruote della nostra jeep.

Crac crac crac.

Ecco il primo rumore di Uyuni nelle mie orecchie.

Siamo qui, ora, su quello che 40 mila anni fa era un lago.

Siamo qui e loro ci guardano, gli ojos de salar, quei buchi nella superficie salata dai quali esce l’acqua. Sono quasi invisibili, e le leggende locali raccontano che inghiottivano le carovane.

Siamo qui, ora, ma ci sdoppieremo.

L’anima che si spezza

Ad Uyuni, l’anima si spezza. Gli occhi si riempiono di lacrime, di gioia e di emozione.

Falliscono le parole in me e nei miei compagni di strada.

Sono certa che sono i viaggi a farci questo effetto: sono i viaggi in parti del mondo come questa a mettere in discussione il nostro posto su questo povero pianeta che si sta disintegrando grazie alle nostre trovate.

Non riesco a ricordare quanto tempo abbiamo passato qui. Tutto si dilata: l’essere umano scompare, la mente abbraccia le infinite possibilità delle ore.

Il battito cardiaco rallenta, senza una motivazione apparente.

“Outro” – M83

Ne ho due di ognuno di loro

Poi, capisco: ci stiamo sdoppiando.

La notte prima del nostro arrivo ha piovuto. Restano pochissimi centimetri d’acqua sulla crosta. La pellicola è interrotta di tanto in tanto da cumuli di sale che assomigliano a minute capanne disabitate.

Dalla cima dell’isola di Incauasi che si erge in mezzo ad Uyuni e la cui forma ricorda quella di un pesce, mi rendo conto che non c’è nulla per centinaia di chilometri: un nulla a 360 gradi, formato da 11 strati il cui spessore varia tra i 2 ed i 10 metri.

Come lo descrivi, il Nulla?

Come lo descrivi questo posto, dove il cielo e la terra, grazie allo specchio creato dalla pioggia, si fondono?

Qui sembra che i visitatori comincino per magia a viaggiare attraverso un orizzonte infinito. Li guardo, questi meravigliosi compagni di strada con cui sono arrivata qui. Li guardo e sorrido sotto gli occhiali da sole arancioni. Questo specchio illimitato li ha sdoppiati. Ne ho due, ora, di ognuno di loro. Sembra che camminino sulle nuvole, che stiano per spiccare il volo.

Uyuni cambia ogni cosa. Cosa sei a casa, in ufficio, nei negozi della tua città, qui non ha più alcun senso. I tuoi punti di riferimento non servono più a niente perché arrivata qui, ho capito: i viaggi cancellano la prospettiva.

Ad Uyuni è nata un’altra Me e ho capito che se ci muoviamo con fiducia in direzione dei nostri sogni e ci sforziamo di vivere la vita che abbiamo immaginato, incontreremo un successo inaspettato nelle ore comuni.

Ci lasceremo certe cose alle spalle, supereremo un confine invisibile: intorno a noi e dentro di noi cominceranno a sorgere leggi nuove, universali e più liberali.

 

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2 Commenti su “Uyuni – non c’è una fine, né alcun addio

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