‘Cause we’re lovers, and that is a fact 7

Penso che la vita sia fatta di piccoli istanti. Ognuno di essi è un viaggio. Sfioriamo centinaia di esistenze in frazioni di secondo. Penso anche che la vita sia fatta di attese, spesso. Ho cominciato ad osservarle, queste soste e ho scoperto un mondo all’interno di ogni minuto della mia città.

Sono in macchina, stranamente: c’è poco traffico, è domenica mattina presto. Ferma al semaforo alla fine di Corso Regina Margherita, noto sullo sfondo le Alpi e sorrido, come faccio sempre quando le vedo, come se fosse la prima volta. Di fronte a me ci sono due ragazzi che fanno le bolle di sapone, enormi, in mezzo alla strada con giganteschi colini. Quelle bolle diventano la metafora della bellezza: inafferrabile, inaspettata, sottovalutata in questi giorni un po’ più bui. Mi giro verso le due automobili che stanno una alla mia destra e una alla mia sinistra. I guidatori sorridono, come me. Ci guardiamo. Ci sorridiamo. A volte, la vita è davvero semplice. Scatta il verde.

Sono a camminare su alla Collina dei Cappuccini. Fa stranamente caldo. Ci sono 17 gradi a siamo a metà gennaio. Sono ferma al semaforo su Ponte Vittorio, davanti ho la Gran Madre che è illuminata dal sole che sta per andarsi a coricare. Guardo le acque del Po che continuano, comunque sia, a scorrere serene. E poi arrivano tutti insieme, saranno più di venti. Bianchi e grigi. Planano tutti insieme sull’acqua e si lasciano trasportare. Ora, io non lo so se i gabbiani si divertono. Ma a osservarli da quassù, a me sembra proprio che sia così. Scatta il verde, devo attraversare.

Sono sul treno, sto per arrivare alla stazione di Porta Susa. Sono quasi a casa, penso. Il Frecciarossa su cui viaggio è stracolmo, così i passeggeri ci mettono un po’ a scendere. Mi volto. C’è un altro Frecciarossa alla mia destra: dentro, lui ha in mano un libro che sta leggendo a lei, che ha la testa sulla sua spalla e ride. Ride come una pazza. A volte, la vita sta tutta dentro ad una risata. Una risata che sdrammatizza, una risata che nasconde un dolore, una risata che semplicemente è una risata. Il mio Frecciarossa riparte.

Sono a camminare in Lungo Po Antonelli. Fa finalmente un freddo maiale. È febbraio, non dovrebbe essere altrimenti. Eppure, c’è tantissima gente che cammina. Chi da sola, come me, chi abbracciata, chi corre. Chi ascolta la musica. Chi parla al telefono. Mi fermo sulla Passerella di Piazza Chiaves, vicino al Monumento dedicato a Coppi, perché sta passando la macchinetta che pulisce le strade. Arrivano due cani, ognuno dalla sponda opposta. Io non lo so se i cani si riconoscono, ma a guardarli questi due, mi sembrano proprio due amici che si corrono incontro. Mi sembrano proprio contenti di vedersi. Poi i padroni li tirano via. Andiamo a casa, gli dicono.

Ps. Sì, a Torino ci sono i gabbiani.

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