Finlandia: la luce e il sorriso del finlandese medio

Le partenze

La sera prima di una qualsiasi partenza è carica di aspettative. L’aria è satura di domande: andrà tutto bene? Chi incontreremo sul nostro percorso? Che gusto avrà il cibo che mangeremo? Pioverà? Avrò messo tutto quello che mi serve nello zaino? In questi dubbi, risiede il bello di ogni viaggio: l’incognito, il giungere dove non siamo mai stati prima, il tentativo di cambiare attraverso i paesaggi e le strade che ci accoglieranno.

Si parte per tornare diversi, per vivere pezzi di vita nuova, per guadagnare tempo, per ottenere nuovi punti di vista. Si parte per ridere, per stupirsi, per dimenticare i problemi quotidiani o per cercare di risolverli.

Io parto perché so che solo in viaggio sono davvero io: sono una persona migliore quando mi perdo in nazioni che non sono la mia, sono più simpatica, più leggera ma anche più profonda. Io so che solo in viaggio posso realmente evolvere.

Luce

Il viaggio nella Regione dei Laghi nella Finlandia meridionale e, dopo, a Tallinn è durato meno di due settimane. Riviverlo ora tramite la scrittura, mentre mi trovo sprofondata in questi primi bui giorni di un nuovo inverno torinese, fa riaffiorare nella memoria un elemento tra tutti: la luce.

È d’argento la luce che ci accompagnata all’isola fortezza di Suomenlinna, a circa 15 minuti di traghetto da Helsinki. Si riflette perlacea sull’orizzonte, tocca le vele di una barca che passa in lontananza mentre arriviamo in una spiaggia isolata lontana dalla Porta del Re (Kuninkaanportti), distante dalle chiacchiere dei pochi visitatori in questo periodo dell’anno. Ci togliamo le scarpe e mettiamo i piedi a bagno nell’acqua del Golfo di Finlandia. Mi sembra che il mondo sia lontanissimo. Mi sembra che solo la luce muti qui, dentro, sopra e attorno a noi.

È d’oro la luce che abbraccia un campo di girasoli sulla strada che ci porta da Porvoo a Lappeeranta. A pochi metri da questo mare giallo, c’è una casa grigia con una scala in ferro che porta al tetto e altre due che conducono alle finestre principali. Mi ricordano quelle che si vedono nelle piscine per uscire dall’acqua o arrivare ad alti trampolini. Le rivedremo ovunque in questa parte d’Europa ed ogni volta commenteremo più o meno nello stesso modo: “Qui non ci sono ladri!”. Ogni volta ci stupiremo del nostro cinismo tutto italiano che ci ha portati – volenti o nolenti – a perdere la fiducia nell’Altro. Rimarremo di stucco di fronte a porte di abitazioni lasciate spalancate. Ci meraviglieremo della sicurezza delle strade di notte. Saremo colpiti del rispetto della cosa pubblica.

È di rame la luce che ci accoglie la prima sera al campeggio di Lappeeranta. La nostra casa stanotte sarà uno di questi cottage in legno, separati gli uni dagli altri quanto basta per garantire silenzio e privacy. La nostra cucina sarà una griglia protetta in pietra, all’aria aperta, abbracciata da centinaia di betulle che ondeggiano sopra di noi, dove ci affumicheremo perché non siamo esattamente dei maestri del barbecue a inizio di questo viaggio. Il nostro orizzonte sarà quello che ci accoglie a fine giornata, di fronte al lago che col passare dei minuti si accende con i toni dell’ottone, del fuoco, e poi si spegne leggero nel blu della notte.

Per la prima volta in mesi mi sento riconoscente per la libertà che possiedo e che dò sempre per scontata, per la bellezza di questo pianeta, per le docce calde e pulite di questo campeggio, ma soprattutto per il fatto di non aver incendiato la Finlandia del Sud per cuocere due salsicce.

Incubi finlandesi randomizzati 

I primi giorni non te ne accorgi. Sei troppo impegnato a capire dove sei per focalizzare l’attenzione su come si comportano le persone che vivono lì, dove tu stai cercando di orientarti. Poi, le intravvedi certe cose, ma per qualche tempo ancora dubiti della tua capacità d’analisi e tieni per te certe considerazioni. Poi, cominci timidamente a dirlo ai tuoi compagni di viaggio e scopri che condividono le tue ipotesi e i tuoi dubbi. E allora, cade il velo del disagio e ne cominci a disquisire ad ogni possibile occasione:  il finlandese medio diventa uno degli argomenti più caldi di quei 1100 chilometri che finirete per fare insieme.  

Partiamo dai trasporti pubblici. Mediamente molto cari per gli standard di una città come Torino o Milano (dove nel 2019 un biglietto della metro o del tram costa 1.70€-2€), i mezzi di trasporto finlandesi non sono sempre in orario: sono spesso addirittura in anticipo. Cari lettori italiani, ripetete ad alta voce con me: IN. ANTICIPO. Sono efficienti, puliti, non ci sono scritte sui sedili, non ci sono sputi sui vetri, tutti timbrano un biglietto che nella stragrande maggioranza è elettronico, e sono pure belli.

Ebbene.

Ebbene, proprio su questi mezzi di trasporto pubblico eccezionali, noi abbiamo notato quanto segue:

1.  Il finlandese medio tende ad avere cuffiette o cuffione enormi in testa.

2. Il repertorio musicale – a differenza di quanto accade su un qualsiasi mezzo pubblico italiano – non viene condiviso con il resto dei viaggiatori. Rimane all’interno delle orecchie del portatore di cuffie, che di conseguenza tende a non proferire parola con nessuno per la durata del tragitto.

3. Il portatore di cuffie tende a sedersi lontano da altri viaggiatori, se i posti sono disponibili.

4. Il portatore di cuffie non mostra alcun rimorso a lasciare il posto occupato vicino a un altro viaggiatore, nel caso diventi possibile accaparrarsi un sedile lontano da altri portatori di cuffie.

5. Di conseguenza, un viaggio su un qualsiasi mezzo di trasporto finlandese equivale ad un’esperienza silenziosa che permette al cervello di riposare. Dopo questa attenta analisi, abbiamo concluso che un viaggio sul tram numero 4 a Torino, nell’ora di punta del mattino, potrebbe nuocere gravemente alla salute del finlandese medio.

Passiamo poi alle fermate dei mezzi pubblici all’aperto. Nella maggior parte dell’anno, il meteo finlandese non è caratterizzato da picchi di calore e giornate assolate. Sebbene a noi sia andata esponenzialmente meglio di quanto descritto da tutte le guide di viaggio utilizzate nell’organizzazione di questa avventura (che ci ha visti girare in maniche corte e magliette di cotone per 13 giorni su 15), abbiamo anche notato che in caso di pioggia il finlandese medio attende l’arrivo del mezzo pubblico al di fuori della pensilina coperta. Se possibile, lontano dalla stessa. Dopo vari studi ciechi randomizzati, abbiamo pertanto concluso che lo spazio personale è in Finlandia un concetto fondamentale nella cultura dei residenti. Non importa quanta pioggia sia necessaria per garantirne la sua salvaguardia.

La teoria dell’importanza dello spazio personale è applicata e fatta propria anche dalla fauna finlandese. Prima della partenza, avevamo letto di incontri probabilissimi con alci e renne. Avevamo sognato di battere un cinque con le foche ad anelli del Lago Saimaa, creature in via d’estinzione presenti in numeri molto ridotti (circa 300 esemplari) solo nella distesa d’acqua più grande della Finlandia. Avevamo – in altre parole, meno diplomatiche – aspettative a dir poco imbecilli, data la vastità del territorio e la nostra breve permanenza nella nazione. Ma si sa, i viaggiatori partono carichi, positivi e propositivi e sperano nel miracolo. Gli animali finlandesi giustamente se ne fregano delle aspettative e fortunatamente rifuggono il contatto con l’uomo.

L’unica eccezione incredibile a questa regola si è manifestata come un sogno lungo la strada 75 che ci stava portando a Tampere quando a lato della carreggiata è spuntato un alce. Abbiamo inchiodato la macchina il più velocemente possibile e siamo scesi di corsa verso il punto dove avevamo individuato l’animale solo qualche decina di secondi prima. Arrivati lì, non abbiamo trovato nulla. Non abbiamo condotto alcuno studio clinico in questo caso: abbiamo semplicemente stabilito che le alci non aspettano sicuramente noi per farsi vedere, e noi ci portiamo in spalla una buona dose di sfiga ovunque andiamo.

Passiamo poi agli ascensori. Mediamente simili a quelli presenti in tutto il mondo, gli ascensori finlandesi sono piccoli, stretti, ma puliti. Non ci sono scritte naziste sui loro muri, non ci sono sputi per terra, e raramente odorano di ascella pezzata. Il finlandese medio, però, è in seria difficoltà in tali ambienti angusti. Tende a osservare ostinatamente i propri piedi o il muro fino all’arrivo al piano desiderato. Preferisce non salutare né ringraziare all’ingresso e all’uscita. Dopo vari studi clinici a triplo cieco, abbiamo pertanto stabilito che in questo senso noi tre siamo finlandesi dentro.

Arriviamo all’amore per le foreste. Mediamente più probabili in Finlandia, dove il 65% delle terre emerse è ricoperto da pini, abeti e betulle, i boschi rappresentano per i residenti un’occasione di pace dove non si sentono mai soli né persi. Secondo il concetto tutto finlandese di Everyman’s right, ogni essere umano ha libero accesso alle foreste e ai preziosi frutti che esse possono donare, come frutti di bosco (in primis, gli onnipresenti e buonissimi lamponi e le mortelle di palude), aria pulita e funghi. Pertanto, le foreste finlandesi sono rispettate e vengono rastrellata a scadenze regolari, il che evita l’insorgere di incendi disastrosi, tipici di altre latitudini. Dopo vari studi clinici multicentrici, abbiamo stipulato che il bosco medio finlandese potrebbe morire di crepacuore se prendesse un caffè con la sua controparte ligure, dove la cura razionalizzata delle risorse naturali non sembra comparire tra le priorità di chi le gestisce.

Concludiamo con il concetto di sorriso. Il finlandese medio si trova a disagio in svariate situazioni sociali che a noi, bollenti mediterranei focosi, risultano ordinarie: non ama il contatto fisico, non apprezza chi gli si rivolge ad alta voce in pubblico, non ama interrompere le conversazioni, tende ad abbassare lo sguardo nel caso qualcuno lo guardi negli occhi, e soprattutto non sa che farsene dei convenevoli e delle conversazioni spicciole (per saperne di più, vi consiglio di visitare questo splendido blog e di fare conoscenza con Matti). Ciononostante, alla fine dei nostri studi descrittivi trasversali e superata l’iniziale incredulità di fronte a tali scoperte, abbiamo concordato che il finlandese medio è meno paraculo dell’italiano medio e quando ci sorride, ci sorride in modo più sincero e genuino.

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