Lago di Ocrida – Macedonia del Nord

“Il tempo non muore. Il cerchio non è rotondo”

Me ne stavo in casa a immaginare un mondo che in quei lunghi mesi era immobile. A salvarmi ci ha pensato il cinema, perché la testa non riusciva nemmeno lontanamente a concentrarsi sulla pagina scritta. Tra i cento e passa film che ho guardato in quel periodo ce n’è stato uno in particolare che mi ha salvata. “Prima della pioggia” (o “Pred doždot” in lingua originale, o “Before the rain” in inglese), uscito nel 1994 e diretto da Milčo Mančevski, mi ha salvata perché, per la prima volta in quel lasso di tempo che ora sembra eterno e contemporaneamente distante, ho pensato: “Quando tutto questo finisce, costi quello che costi, io ci vado”.

“Prima della pioggia” non poteva lasciarmi inerte: è una storia circolare, un racconto di divisioni etniche, razziali, economiche, e culturali, in una parte d’Europa che amo e che pochi hanno sentito nominare e ancora meno saprebbero identificare su una cartina. “Prima della pioggia” è un album di volti e immagini di una guerra civile che non fa rumore, di cui davvero pochi hanno letto sui manuali di storia del liceo. È però anche un film che parla di speranza: i personaggi principali cercano una via di fuga riaprendo il cerchio che la storia e il sistema sembrano aver tracciato attorno alle loro vite costringendoli a ripetere in eterno le stesse scelte, le stesse identità. “Prima della pioggia” è diviso in 3 episodi e per ognuno di essi ci sono diversi finali: quale sceglieranno i protagonisti? Rimanere imbrigliati nel destino della propria cultura, o rompere i legami con il passato?

A luglio 2022, io ci sono andata. E era la Macedonia del Nord. Per la precisione, era la zona del Lago di Ocrida. I racconti che seguono non hanno alcuna pretesa di guida o di valore – come sempre su questo sito, scrivo a caso degli incontri che ho fatto nei miei viaggi. Fatene ciò che volete.

C’è sempre una strana storia che riguarda le auto

Com’era già successo in altre mie storie dei Balcani, io avevo prenotato una macchina modesta, ma arrivata all’aeroporto di Skopje (volo diretto da Torino con Wizzair.com), mi informano che no, una macchina modesta loro non ce l’hanno. Mi danno un’auto da pappone. Prendo le chiavi, grandi sorrisi, e mi dirigo fuori dal terminal (moderno e pulito): non mi impegno nemmeno a controbattere perché mi sembra di fare un torto al ragazzo dell’agenzia di noleggio. In inglese si dice pick your battles.

E in un attimo eccomi sfrecciare prima lungo l’Highway dell’Amicizia, e poi su quella dedicata a Madre Teresa. I diritti di utenza stradale in Macedonia del Nord si basano sulla distanza percorsa e i pedaggi hanno prezzi ridicoli solo se paragonati a quelli in cui ci abbattiamo in Italia: circa 190 chilometri di manto stradale a dir poco perfetto e senza lavori in corso mi costano 180 dinari, ovvero poco meno di 3€, tassativamente da pagare in contanti. All’ingresso di alcune barriere, però, ci sono donne velate che chiedono l’elemosina in mezzo al traffico. Nessuno sembra fermarsi o guardarle.

Lasciata l’autostrada, percorro una strada secondaria lastricata di moschee che luccicano in mezzo alle solite strutture lasciate a metà. Sorrido con amore ogni volta che mi trovo in questa parte d’Europa e le incontro perché chi non costruisce il secondo piano di queste case sta praticamente dicendo: “Vediamo come va, ok? Magari tra un anno avremo i soldi per andare avanti”. Attraverso il Parco Nazionale del Mavrovo dove si dice che vivano i pochissimi esemplari di lince balcanica che ancora non sono stati sterminati dall’uomo. Li chiamano “i grandi felini con poche possibilità”. No, non ne vedo nemmeno pure l’ombra e sicuramente questo è un buon segno. Fanno bene ad avere paura di noi, questi enormi gattoni. Sulle rive del lago Mavrovo, faccio una piccola pausa: dicono che ci sia una chiesa dedicata a San Nicola, ora quasi totalmente sommersa dalle acque a seguito della costruzione dell’ennesimo impianto idroelettrico. Di questo edificio religioso, che in periodi di secca si può visitare, intravedo solo la punta del campanile.  

Da lì in poi, sebbene non attraversi mai il confine, è tutto un susseguirsi di gigantesche bandiere albanesi, e poi macedoni, e poi di nuovo albanesi, e macedoni, albanesi, macedoni. Un gioco a chi ce l’ha più grossa. Un cerchio senza fine, come quello di cui parlano i personaggi di Mančevski.

Italia Super, seguimi

Intorno alle 5 arrivo alla cittadina di Ocrida.

Non sia mai, però, che faccia scelte popolari o commerciali, o per una volta, comode! Io ho prenotato una stanza in una pensione nella piccola frazione di Dolno Konysko, a circa 8 chilometri dal centro, da cui – si spera – si dovrebbe godere di una vista indimenticabile del lago che già sembra un mare. A circa 10 minuti dall’arrivo, il navigatore però decide di averne avuto abbastanza. Si spegne e non c’è verso di farlo ripartire. I telefoni non sono realmente un’opzione qui, perché il roaming viene ancora applicato in Macedonia del Nord e i costi sono abbastanza impegnativi. Nel cuore dell’Europa, ma non in Europa, paradossalmente.

Il navigatore, dicevo, si spegne e io imbocco l’unica via che non avrei dovuto prendere: un cul-de-sac stretto, strettissimo, in discesa, ma soprattutto stracolmo di gatti. Mi correggo: di gattini piccoli piccoli, spuntano dappertutto, sopra sotto, a destra a sinistra, sembrano quasi piovere dal cielo. Non posso fare altro che scendere dall’auto da pappone e mettermi a urlare per farli scappare e evitare di investirli. Faccio poi una retro da manuale, e senza bruciare la frizione, riesco a fermarmi sulla strada, ovviamente persa.

Una macchina sicuramente più modesta della mia mi sorpassa a velocità ipersonica per inchiodare pochissimi metri dopo. Il guidatore fa una retro anche lui da manuale e viene ad accostarsi vicino a me. Immagino che mi chieda se ho bisogno di qualcosa in macedone. Io rispondo prima in inglese – chissà poi perché – e poi in italiano. Dal finestrino spunta una bambina, piccolina come i gattini di prima, che mi guarda fissa e mi urla: “Anche noi parliamo italiano, sai”. Il guidatore, in un italiano balcanico splendido, mi chiede il numero di telefono della struttura. Chiama Goce, il padrone della mia pensione, e poi saltando in macchina mi dice: “Seguimi, Italia Super! Andiamo da Goce”. E Goce lo incontriamo in un incrocio circa un chilometro più avanti; si scambiano qualche parola in macedone, una pacca sulla spalla. I miei salvatori sfrecciano via urlando “Ciao Italia Super”, nemmeno ho il tempo di offrire un grazie, volano via.

La pensione di Goce è davvero modesta, ma pulita. Goce parla 500 lingue e le parla tutte insieme mentre mi fa vedere dove parcheggiare e poi mi porta alla mia stanza: sono la sola ospite della struttura, mi dice, e quindi posso usare tutto quello che voglio. Ho un bel balcone che dà sulla collina, e poi un patio da cui vedrò spegnersi il sole nel lago di Ocrida ogni sera. Per la cena prima della partenza, Goce mi lascerà un regalo sul tavolo d’ingresso: fichi, olive, e un formaggio simile alla feta, che metterò insieme a dei pomodori e mangerò seduta sotto quel patio. Torino da qui sembra incredibilmente distante, anzi, sembra proprio che non esista più, perché chi viaggia vive davvero due volte.

I fatti più eclatanti

Il Lago di Ocrida, patrimonio Unesco dal 1979, è il lago più antico d’Europa e uno dei più vecchi del mondo. Nelle sue acque blu che lo fanno assomigliare ad un infinito mare, divise per due terzi in Macedonia e il resto in Albania, vivono oltre duecento specie animali e vegetali endemiche, che lo rendono di conseguenza uno dei più importanti luoghi naturali del pianeta.

Il Lago di Ocrida è, però, molto di più: le sue sponde sono costellate da 365 monasteri, uno per ogni giorno dell’anno. O così, racconta la tradizione. Molti di questi luoghi di fede sono spariti o sono semplicemente chiusi al pubblico, ma in quelli che riuscirò a visitare sarò quasi sempre la sola viaggiatrice non-macedone. O comunque una delle poche visitatrici in generale, anche se in questa regione poco conosciuta del nostro continente per secoli si sono incontrati e scontrati tutti: dagli illiri, ai macedoni, ai greci, agli albanesi, ai kossovari, dai bizantini agli ottomani fino pure ai francescani.

Il Lago di Ocrida è inoltre molto pulito: più volte durante il mio soggiorno mi infilo il costume e vado a fare una nuotata e mi fermo a prendere il sole. Le strutture balneari che decorano le sue sponde sono moderne e piene di vita. Le spiagge che si arrotolano attorno al lago sono per la stragrande maggioranza gratuite e spaziose.

Santi e parole

Il Monastero di San Naum se ne sta a circa 20 chilometri dalla cittadina di Ocrida e a circa un paio di chilometri dal confine con l’Albania. La radio saltella tra una lingua e l’altra in questa zona: così facendo, riporta alla memoria ricordi fenomenali di un altro viaggio e di un matrimonio qualche anno fa, dall’altra parte della frontiera.

Non ci sono macchine nel parcheggio (costo: 40 dinari = 0.60€ – luglio 2022) quando arrivo presto al mattino. Una sezione del complesso monastico si affaccia direttamente sul lago, sempre di quel blu pazzesco, dove ci sono lettini da spiaggia come in un resort; l’altra, invece, si sporge sul fiume Drin, da dove partono delle barchette che portano i visitatori e i fedeli su per le acque del fiume pulite e chiare come quelle di un acquario. È tutto ordinato. L’unico elemento alquanto esotico è rappresentato da cartelli che avvertono che i pavoni – che gironzolano liberi ovunque – sono ahimè aggressivi.

Nella chiesa principale, c’è la tomba di San Naum: la leggenda (perché c’è sempre una leggenda nei Balcani) racconta che qui si possa ancora sentire il battito del cuore del santo. Quello che sento forse è solo il mio di cuore, che bussa forte nel torace mentre guardo i dipinti su questi muri che risalgono all’800-900 d.C.

Oltre alla tomba di San Naum e ad alcune altre chiese più recenti, nel complesso monastico c’è però anche un esteso campeggio del Dipartimento della Difesa macedone. Ovviamente l’ingresso è permesso solo a chi ne fa/faceva parte. La distesa di roulotte e camper in mezzo agli alberi dietro al monastero è una visione a dir poco surreale: l’arma, la pace, il sacro, la guerra.  

Al Monastero di Juan Kaneo (biglietto d’ingresso – 3€ luglio 2022), invece, arrivo davvero troppo presto. Lascio l’auto da pappone in centro a Ocrida e poi mi avvio seguendo una passerella in legno sull’acqua smeraldo del lago, e poi salgo su per una scogliera a picco sul mare. Da lì, oltre alla vista a dir poco pazzesca su questa distesa d’acqua antica come il mondo, diparte una serie di passeggiate. Non incontro nessuno alle 8 del mattino, a parte una ragazza che corre quassù e un paio di residenti a spasso con i loro cagnolini. Il monastero apre alle 10,30: l’interno è davvero molto piccolo e, contrariamente alle mie altissime aspettative, non ci sono moltissimi affreschi.  

Anche il Monastero di San Pantaleone e Clemente si trova una collina (Plaošnik). Qui le cose si fanno succulenti per chi, come me, è amante delle lingue: questa struttura è stata il sito dove sono andati a scuola i primi studenti di alfabeto glagolitico. Il glagolitico è il più antico alfabeto slavo, elaborato dai santi Cirillo e Metodio, tutori di San Clemente, nel sec. IX d.C. sulla base dell’alfabeto greco corsivo, e con qualche elemento ebraico e copto. Una roba bellissima da guardare. Magari sapessi anche leggerla! San Clemente, infatti, insieme a San Naum, avrebbe usato la struttura per insegnare questo tipo di alfabeto agli Slavi cristianizzati, rendendola così un’università. Giudicando dallo stile architettonico e dal progetto del monastero, i ricercatori credono che San Clemente intendesse il suo edificio come una scuola letteraria, e questo la renderebbe la prima e la più antica università discontinua in Europa. Dopo la visita, mi fermo per un po’ all’esterno a guardare i mosaici che lo decorano e penso che mi sarebbe piaciuto venire a scuola qui.

Senza occhi, ma rivolti all’eternità

Se passerete del tempo nella città di Ocrida, vi prego anche di non perdervi assolutamente la Chiesa della Santa Madre di Dio Peribleptos (biglietto d’ingresso – 3€ luglio 2022), costruita nel 1295. Vi giuro che, anche se non potrete fare foto all’interno, le storie raccontate sui suoi muri vi rimarranno per sempre nel cuore. Appena entrata, mi accoglie il racconto dell’Apocalisse. Come spesso accade, questa prima illustrazione serviva a mandare un avvertimento a chi – la maggioranza – non sapeva leggere: se non vi comporterete bene in questa vita, attenzione, questo vi attenderà alla fine dei tempi. Sempre simpatici e allegri, i cristiani.

L’elemento però che mi colpisce più di tutti è che la maggior parte dei personaggi – in questa, ma anche in altre chiese di Ocrida – non hanno gli occhi: sono stati distrutti durante le invasioni degli ottomani che credevano così facendo di poter distruggere lo spirito e la forza di quanti avevano sostenuto la costruzione della chiesa. La struttura, però, è importante per un altro motivo: include affreschi complicatissimi di due fratelli pittori bizantini (Mihail Astrapas e Eutychios) che qui hanno disegnato immagini della Passione di Cristo, dei Gospel, della vita della Madonna e di Giovanni Battista. I visi dei personaggi, però, non sono in serie: hanno tutti un’espressione diversa, gioia, dolore, pianto e così via. A interpretare insieme a me questi capolavori c’è il custode della chiesa, che avrà sì e no vent’anni e studia teologia. Mentre esco dalla struttura, mi saluta e mi dice che sarebbe bello se altri conoscessero la bellezza di questo luogo. Quindi, fatemi un piacere: andate alla Chiesa della Santa Madre di Dio Peribleptos!

Se la storia degli occhi cancellati vi è piaciuta, allora visitate anche la Cattedrale di Santa Sofia (biglietto d’ingresso – 3€ luglio 2022). Ci arrivo in tarda mattinata e dev’essersi appena concluso un concerto perché ci sono strumenti musicali ovunque. Mi aggiro per un po’ osservando anche qui le picconate che hanno tolto la vista ai personaggi degli affreschi, e mi rendo conto che addirittura alcuni visi sono stati proprio coperti da uno strato di pittura più spessa. Mentre cammino in questa chiesa completata nel IX secolo e diventata anche moschea per un periodo di tempo, mi rendo conto di non essere sola. Non sono le icone cieche a guardarmi, ovviamente. C’è un’altra viaggiatrice oltre a me lì dentro. Si avvicina e la conversazione inizia anche bene: parliamo delle icone sfregiate, della presenza del color blu dei preziosissimi lapislazzuli, e della pace che si respira in queste mura. Ovviamente, poi va tutto a ramengo: lei inizia un monologo interminabile sul fatto che Qualcuno – il famosissimo Potere Forte, lo definirebbero alcuni – negli ultimi 2 anni e mezzo ci abbia chiusi in casa per cambiare l’Ordine del Mondo e creare una nuova razza umana. Si scalda pure mentre mi parla, e alza un po’ la voce. Così mi dileguo adducendo scuse ancora più improbabili delle sue idee.

La questione del parcheggio a Ocrida

Già, la questione del parcheggio. Provo a spiegarvela, magari a qualcuno questa informazione pratica di viaggio servirà. O forse no, perché non sarò affatto chiara e deciderete di saltare queste righe.

Ve la ricordate no l’auto da pappone. E certo, come dimenticarla. Comunque sia, io da qualche parte la devo pure parcheggiare quando entro a Ocrida! Il primo giorno decido di lasciarla vicino a un luna park, dove non trovo nessuna macchinetta per il biglietto. Entro in un negozio di telefonia dove mi spiegano che devo cercare il parcheggiatore perché qui si paga dalle 7.30 del mattino fino alle 3 di notte. Il costo all’ora è di circa 40 dinari (=circa 0.60 €).

Per ogni via o coppia di strade – tra l’altro alcune lunghissime – si aggira infatti un omino che fa su e giù tutto il giorno, e ti fa pagare o quando arrivi o quando torni. Le domande su questo sistema sono molteplici:

  1. Come faccio a trovarlo, questo omino?
  2. Non è che se vado a cercarlo nel frattempo arriva un altro omino e mi fa una multa perché non ho esposto il pagamento del biglietto?
  3. Come fa a sapere se dico la verità? Cioè io la dico, ma … come fa a sapere che sono arrivata ad una certa ora, piuttosto che un’altra, se ha la responsabilità di più strade o di vie lunghissime?

A tutti dubbi non ho trovato alcuna risposta perché la signora del negozio di telefonia mi ha guardato come se avessi 22 teste quando ho esplicitato i miei dilemmi.

Per onore di cronaca, l’omino del parcheggio alla fine l’ho trovato dopo più di 20 minuti di ricerca e parlava anche lui un italiano balcanico eccezionale.

C’è odore di Sarajevo

Mentre cammino per Ocrida, mi vengono in mente le parole del film di Mančevski: il tempo non muore. Quando meno ce l’aspettiamo certe cose, certe sensazioni e ricordi ritornano. Al tavolo di uno dei tanti ristoranti del centro pedonale della cittadina, un odore mi sbatte allegro contro il naso: è odore di Sarajevo, una delle città in Europa, nel mondo, che amo di più in assoluto. C’è odore di ćevapi. Li ordino insieme ad un’insalata di cetrioli e pomodori e mi guardo intorno: a pochi passi da qui c’è la Moschea di Ali Pacha da cui si alza il canto del muezzin, e un paio di chiese ortodosse, e una cattolica. In questo preciso momento, il tempo fa un giro di 360 gradi: sono in una Gerusalemme europea in cui fedi e canti alla preghiera si incrociano e probabilmente sbattono tra di loro. Come a Sarajevo.

Dopo pranzo, faccio una passeggiata al sole e arrivo in un giardino pubblico pulito e ordinato, in mezzo a cui svetta una smisurata bandiera macedone: sulle panchine ci sono tante donne di età diverse che chiacchierano tra di loro. Se ne stanno lì, insieme. E un altro pensiero mi passa per la testa: quando viaggio cerco sempre di non romanticizzare quello che osservo, ma qui mi sembra che esista ancora un qualche tessuto sociale umano, una parvenza di vita non artificiale. Potrei sbagliarmi, certamente, ma decido di credere al mio istinto.

Altre cose da non perdere vicino al Lago di Ocrida

  1. Baia delle Ossa (Plocha Micov Grad) https://visitmacedonia.pro/baia-delle-ossa/

Sulla strada per il Monastero di San Naum, vi consiglio calorosamente di fermarvi a visitare questa ricostruzione di un insediamento su palafitte abitato tra il 1200 e il 600 a.C. (Prezzo biglietto 150 dinari = 2.5€ luglio 2022).

  1. Parco Nazionale della Galičica

Fa parte di quest’area Golem Gradi, l’unica isola della Macedonia del Nord che si trova sul lago Prespa. L’isola è nota anche come l’Isola dei Serpenti, potete indovinare facilmente perché, ma anche di un gran numero di altre specie, alcune delle quali in via di estinzione. Vi si trovano antiche rovine romane e medievali, alcune chiese sono ben conservate. È possibile raggiungere l’isola in barca da Stenje o da Konjsko.

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