Progetto Blockhaus

Cari tutti,

è trascorso un po’ di tempo dall’ultima volta in cui ho ospitato un viaggiatore qui, in mezzo ai racconti dedicati al mio girovagare.

Qualche settimana fa, però, in una caldissima serata di luglio, nell’atelier meraviglioso di Ebe Tirassa (link sito ufficiale; link pagina Facebook), sono venuta a conoscenza di un progetto che mi ha stupita sia per la tematica esplicita (ovvero, destinazioni inusuali di viaggio) che per quella meno evidente, ma molto attuale (cioè il passato che non scompare).

Ho pensato allora di fare due chiacchiere con Francesco “Frank F” Ferreri, uno dei componenti del gruppo EFFTER, ideatori del Progetto Blockhaus. Pronti? Via!

Francesco, prima di tutto, raccontami chi sono gli EFFTER.

Gli Effter (www.effter.com) sono un duo musicale formato da me e Alessandro “JQR” Ielo. Entrambi di Milano, ci siamo conosciuti nell’estate del 2009 a Berlino. La nostra musica spazia dall’elettronica al metal, dall’industrial alla breakcore, fino a sfociare nel noise. Siamo fortemente ispirati da criminologia, psicologia, poesia, letteratura e cinema. Siamo dediti a nuove e continue sperimentazioni musicali e abbiamo sempre fatto in modo di occuparci di qualcosa che comprendesse diversi campi artistici. Il progetto Blockhaus (http://effter.com/#blockhaus) è la nostra massima espressione in questo senso.

Quando nasce Blockhaus?  

Blockhaus è un progetto nato nel settembre del 2018, a seguito di un viaggio in Danimarca.

Cosa ti ha portato in Danimarca?

Ho fatto una semplice vacanza per scoprire un luogo mai visitato prima e la destinazione doveva essere Skagen (link: https://www.greenme.it/viaggiare/europa/mari-non-si-mescolano-danimarca-grenen/)  ovvero l’estremo punto nord della penisola, dove si incontrano il mar Baltico e il Mare del Nord.

E poi, cos’è successo?

A Skagen non ci sono mai arrivato!

Lungo il tragitto, infatti, mi sono imbattuto per caso in alcune strane costruzioni in cemento armato, abbandonate lungo la costa atlantica. Ho cercato informazioni a riguardo e ho scoperto che tali costruzioni sono parte di un proposito spaventoso della II guerra mondiale, sognato da Hitler, di erigere un vero e proprio “muro” fatto di fortificazioni e bunker di superficie, dalla Norvegia alla Normandia, a difesa delle coste europee.

Fortunatamente, la storia ha preso una direzione diversa ….

Esattamente. Del vallo atlantico (questo è il nome del suddetto “muro”) rimangono inquietanti involucri vuoti, e macerie.

Al rientro, ho proposto ad Alessandro di tornarci insieme per fotografare e riprendere questi luoghi, per farne una sorta di documentario “sonoro”. L’idea principale è stata infatti quella di portare con noi alcuni strumenti (piccoli sintetizzatori, campane tibetane, armonica a bocca e una serie di altri strumenti pre-registrati) e di suonare all’interno di questi bunker. Abbiamo ripreso il tutto con un registratore portatile e il risultato è un mix tra le nostre composizioni musicali, perlopiù improvvisate sul posto, i suoni del mare e del vento, e la “risonanza” dei singoli bunker. Il montaggio video è stato affidato al nostro bravissimo videomaker Manfredo Gigante.

Avete quindi creato arte in un luogo dove un tempo si generava odio e morte!

Sicuramente. Volevamo però anche mostrare al pubblico che ci sono delle opere umane talmente folli che anche la terra si ritrae al cospetto dell’orrore generato dalle stesse. Nel corso dei decenni, la costa atlantica danese ha “indietreggiato” di alcuni metri, sgretolando le fondamenta di questi bunker, che ora giacciono riversi nella sabbia. In alcuni casi sono completamente sepolti e in altri vengono lentamente sommersi dal mare. La sensazione che ci ha investiti è appunto quella di una terra inorridita che arretra, di elementi naturali che cercano di nascondere e distruggere queste nefandezze umane.

Il Vallo Atlantico è il passato che non scompare. Che rimane lì, a ricordarci delle schifezze di cui siamo stati capaci. Gli EFFTER sono da sempre interessati alle radici della violenza, vero?

Il progetto non ha assolutamente a che fare con qualsiasi ideologia politica: è nato in maniera casuale, da un viaggio che mi ha condotto alla scoperta di queste strutture, ma con gli EFFTER abbiamo da sempre trattato tematiche riguardanti la follia umana, parlando di casi di devianza psicologica fino a sfociare nella criminologia. Da sempre, nutriamo un profondo interesse nei confronti di ciò che ci appare come un grande mistero eterno: cosa porta un essere umano a odiare, a uccidere, e soprattutto a trovare piacere nel farlo? 

Ovviamente, il lavoro portato avanti sia attraverso la musica degli EFFTER che con il progetto Blockhaus non mira all’esaltazione del male ….

Assolutamente. Ci interessa comprendere e mostrare le ragioni che portano all’odio perché amiamo la vita, la bellezza, l’arte. Trasformiamo le peggiori piaghe del pianeta, come il dolore e il male, in forme di arte e così facendo le esorcizziamo e non ne diventiamo vittime!

Davanti ai bunker, però, vi siete accorti di un particolare che vi ha folgorati, vero?

Fino al viaggio in Danimarca, ci eravamo concentrati sulle ragioni che spingono gli esseri umani a odiare, o peggio, uccidere i propri simili: in questo processo, la natura non ne viene minimamente intaccata. Parlando proprio “terra terra”, se io faccio male ad un altro uomo, il mare, un albero o un prato non inorridiscono davanti a quest’azione crudele.

E invece, uno degli assassini più meschini della storia dell’umanità, Adolf Hitler, ha ordinato la costruzione di qualcosa che ha smosso i sentimenti di elementi apparentemente inanimati: la terra arretra, il mare cerca di ingoiarli, il vento vuole sgretolare questi bunker.

Ovviamente è una visione artistica e in qualche modo filosofica. È chiaro che il nazismo, come tutti gli estremismi, ha compiuto orrori ben più gravi che costruire una serie di bunker.

Io penso che questo progetto sia particolarmente rilevante in questo momento storico, anche se non è dettato da alcuna ideologia politica …

George Santayana diceva che chi non conosce la storia è condannato a ripeterla. A me sembra che stia accadendo proprio questo attualmente: è andata persa molta memoria e non vedo una grande volontà di ritrovarla. Si stanno verificando di nuovo molti orrori del passato, da un sempre più accentuato odio razziale all’innalzamento di barriere. Si auspicava unità e pace dopo l’orrore di guerre e regimi totalitari, e invece qualcosa ci sta portando indietro. Spero di sbagliarmi…

Con Blockhaus, volete lanciare un messaggio anche di tipo ambientale?

Tecnicamente no, non è compreso questo tipo di messaggio. Blockhaus non mira a sensibilizzare il pubblico riguardo alla difesa dell’ambiente. Detto questo, però, c’è una frase all’inizio del video di Blockhaus che dice: “un orrore così grande che anche la terra arretra al suo cospetto” e che può essere facilmente interpretabile anche sotto l’aspetto ambientale. Gli uomini sembrano essere votati all’autodistruzione: distruggono il proprio ambiente, la propria casa. I bunker in questione, però, parlando sotto l’aspetto dell’impatto ambientale, sono però minuscole briciole al confronto di disboscamenti, inquinamento ecc.

Nessuna luce alla fine del … bunker, quindi?

Le sensazioni all’interno dei Bunker sono state tantissime. Altrettante le provi quando li scorgi da lontano, quando ci passi vicino o li tocchi. Il malessere e l’aria gonfia di energia negativa sono state sicuramente le cose maggiori avvertite, ma mentirei se dicessi di non aver percepito anche qualcosa di “bello”.

Innanzitutto, nella maggior parte di queste spiagge in Danimarca c’è una pace irreale dai contorni ipnotici.  Puoi sederti nel centro di una di queste stanze oppressive, e sei quasi completamente al buio, col rumore incessante del mare, il vento che crea dei suoni molto inquietanti, passando tra i cunicoli dei bunker. Intanto pensi a ciò che può essere successo in quei luoghi, alle centinaia di uomini spietati, o impauriti, o assoggettati al controllo della follia. Oppure non pensi a nulla. Stai solo fermo e ascolti. Contempli. Passi davvero in rassegna molte sensazioni che sono complicate da descrivere a parole.

Poi naturalmente, nel nostro caso specifico, il “sublime” lo abbiamo raggiunto nei momenti in cui abbiamo suonato all’interno dei bunker. Un’ esperienza quasi trascendentale. Anche qui è inutile che provi a descriverla!

Avete in mente di ampliare il progetto Blockhaus? Magari verso nuovi confini?

La Normandia è la nostra prossima tappa.

Questa parte della Francia, oltre ad essere di una bellezza sconvolgente, è notoriamente quella più ricca di bunker, per la sua vicinanza con una delle maggiori nazioni nemiche del nazismo: l’Inghilterra. Per un lunghissimo tratto si scorgono molto chiaramente le scogliere di Dover, e il tratto di mare che separa le due coste è davvero esiguo. 

Dal 23 al 30 agosto 2019, io e Alessandro percorreremo tutta la fascia costiera tra Dunkerque e “Omaha beach”, una delle spiagge teatro del celebre “sbarco in Normandia”.

La nostra ambizione finale è quella di rendere Blockhaus un’opera completa, che comprenda ogni parte del Vallo Atlantico, dal nord della Norvegia, alle ultime coste della Normandia. Ci sarebbe piaciuto molto farlo in maniera per così dire ordinata, ma è molto difficile a livello logistico e di costi, quindi ci rechiamo nelle zone del Vallo in ordine sparso, a seconda del budget e del periodo disponibile.

Ultima domanda importantissima: cosa vuol dire per te viaggiare?

Considero il viaggio la massima forma di libertà, di arricchimento e di benessere. Ciò che cerco sono essenzialmente il piacere della scoperta e l’esperienza. La profondità delle emozioni che provo durante un viaggio è tale che molto spesso mi capita letteralmente di dimenticarmi di mangiare (N.d.R.: beato te!). Inoltre, raramente accuso stanchezza se non alla fine di una giornata di ore e ore di cammino. La distanza non mi basta mai, e mi abbandono a passeggiate infinite, godendomi ogni singolo metro di tragitto.

In qualità di musicista e di amante di svariate forme di arte, il viaggio è inoltre essenziale per conoscere, esplorare, capire, trovare nuova ispirazione, e osservare ogni cosa da diverse angolazioni. Sostanzialmente, viaggiare è di vitale importanza a livello fisico, intellettivo e spirituale. È sempre un’esperienza totale e avvolgente.

Grazie Francesco!

Skandorini cari, volete scoprire di più sul progetto Blockhaus? Ecco qualche risorsa online. Buon viaggio, sempre!

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