TOWARD 2030: come salvare il mondo per persone pigre

Nascerà una nuova umanità da questa pandemia? Un’umanità più sensibile, più logica, più attenta? Non penso. Chiamatemi disillusa, incattivita, stanca.

In questi mesi di post-isolamento, ho notato spesso comportamenti sconsiderati che esistevano prima del lockdown e che continueranno ad esserci anche nel momento in cui il COVID sparirà o si affievolirà o verrà curato da un vaccino che, al momento, sembra così vicino e allo stesso tempo così lontano. I parchi della mia città sono tornati ad essere incatramati da una serie assurda di sporcizia. Le mascherine che ci permettono di rimanere sani insozzano le strade di Torino, di tante città e del mare italiano. Il traffico è tornato a livelli normali. I bidoni della spazzatura sono pieni.

Non penso che il genere umano abbia imparato granché da questa esperienza.

Però. Vi sembrerà un discorso pseudo-evangelico, ma restate con me. Però.

Però penso che nel nostro piccolo ognuno di noi possa fare qualcosa per cercare di non fare così tanti danni al pianeta. Lo pensavo prima della pandemia, lo penso anche ora che ci siamo ancora dentro mani e piedi, anche se facciamo finta che così non sia, ora che un minimo di normalità è ritornata nelle nostre vite.

A me, ad esempio, continua a piacere da matti andare in bicicletta il più frequentemente possibile. Giro a vuoto, di qui, di là, per le strade semi-deserte della mia città. Devo star attenta a non essere investita, certo, perché non ci sono mai abbastanza piste ciclabili, ma vagare a caso sul mio bolide nero a due ruote fa stare bene me e non danneggia l’ambiente. Va così, in questo surreale 2020: ci si ritrova a sorridere mentre si fanno azioni semplici, facili forse.

Domenica sono partita per un viaggio con la bici, appunto. Niente di lontano. Niente di esotico. Va così, in questo illogico 2020: ci si ricorda improvvisamente che non stiamo sotto le bombe d’una guerra e che, nella maggior parte dei casi, viviamo in posti oggettivamente belli. Tendiamo a darli per scontati solo perché sono vicini. A volte facciamo lo stesso con le persone, no?

Domenica, però, invece di prendere tempo girovagando a caso a Torino, ho seguito un percorso particolare: quello di TOWARD 2030, WHAT ARE YOU DOING?

TO-che? 

TOWARD 2030, WHAT ARE YOU DOING? è il titolo di un progetto internazionale che prova a fare qualcosa per rallentare l’apocalisse ambientale e sociale verso cui ci stiamo dirigendo ormai da decenni.

Nel corso degli ultimi tre anni, 18 street artist internazionali e italiani hanno trasformato Torino in un museo a cielo aperto. In altrettanti luoghi della mia città hanno creato altrettante opere corrispondenti ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile identificati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (li potete leggere qui, in italiano https://unric.org/it/agenda-2030/)  + 1 individuato da Lavazza (https://www.lavazza.it/it/landing/toward-2030.html), che ha firmato il progetto qui nel capoluogo piemontese. Torino è diventata la prima città al mondo ambasciatrice degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile attraverso un progetto che ha trasformato i muri delle sue strade in vere e proprie installazioni.

Come potete leggere dal sito delle Nazioni Unite, “…l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030. Gli Obiettivi per lo Sviluppo ….. rappresentano obiettivi comuni su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni”.

Sarò ingenua, lo so. Però in questa afosa domenica di luglio, mi sono emozionata ad ogni tappa di questo itinerario cittadino. Di fronte ad ognuna di queste opere d’arte all’aria aperta, ho ragionato su comportamenti piccoli e grandi che anche io, nel mio quotidiano, posso fare per … salvare un pochino il pianeta. Sembra una cretinata dire che si vuol salvare il mondo. Sembra un obiettivo enorme, che presuppone impegni inimmaginabili da parte di ognuno di noi, vero?

Eppure.

Eppure, possiamo fare tutti qualcosa, cari viaggiatori. Possiamo fare tantissimo nel nostro quotidiano e non dobbiamo arrenderci.

Ho cercato una guida che potesse darmi delle piccole idee su come il cambiamento possa iniziare da me. L’ho trovata e voi la potete scaricare qui, in italiano. 

Nella guida “Come salvare il mondo per persone pigre”, ho trovato una serie di azioni che introdotte nella mia routine possono portare a fare la differenza. Sono gesti semplici, alcuni dei quali non ci costano nulla né a livello economico, né a livello sociale: li possiamo fare direttamente dal nostro divano, oppure mandando una mail alla nostra compagnia del gas e della luce, chiedendo loro di non stampare più le bollette, ma di inviarcele direttamente via posta elettronica. La guida suggerisce comportamenti che (spero) molti di voi troveranno banali. O forse no. Li possiamo fare tutti, da casa, al lavoro. 

Che ne dite? Ci proviamo o ci arrendiamo?

Informazioni pratiche per chi vuole fare il giro in bicicletta seguendo TOWARD 2030 a Torino

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