Tener botta: 5 film sulla felicità

Non assumo sostanze psicotrope per mantenere alto il mio stato d’animo in questo momento e no, non vivo sulla luna. Vivo con i piedi ben piantati su questo mondo, anche se passo molto (troppo) tempo a seguire il percorso che fa la Stazione Spaziale Internazionale a 500 chilometri sopra di noi (qui: https://eol.jsc.nasa.gov/ESRS/HDEV/).
Vivo, come tutti, come tanti, la paura, lo sconforto e le preoccupazioni che questa situazione ha portato nella nostra vita e ci sono momenti in cui mi sembra di non riuscire a ricordare come e cosa facevamo, prima.
La maggior parte dei giorni, però, cerco – come si dice in Emilia Romagna – di “tener botta”. Cerco di restare umana, di non arrabbiarmi, di non lasciarmi andare. Non sempre ce la faccio, ma penso che proprio questo mi renda normale.
Ad aiutarmi, appunto, a “tener botta”, ci pensa il cinema. E allora, dopo i due articoli dei mesi scorsi dedicati ai film indiani (il primo lo trovate qui, e qui il secondo), ho deciso di scriverne un altro sulla settima arte. Questa volta, ho pensato di consigliarvi 5 pellicole (ma come scrivo? Sono proprio anziana dentro! Pellicole!) che parlano di felicità.

Pensare alla felicità sembra assurdo in questo periodo.

Inoltre, definire la felicità è comunque difficile perché si tratta di un concetto molto soggettivo: la troviamo attraverso l’amore e il romanticismo (come tanti film di Hollywood vorrebbero farci credere), oppure si tratta di un senso di realizzazione attraverso il successo o il lavoro? Oppure ancora la felicità è semplicemente un apprezzamento dello stato di essere vivi, di un appagamento consapevole del momento (come nel bellissimo “Paterson” del 2016)? Inutile dirlo a voi, cari Skandorini: per me, come per tanti, la felicità è viaggiare, ma è anche sapere che le persone a cui voglio bene stanno bene.

Comunque sia, spero che questi 5 film … non lo so cosa spero che questi 5 film vi diano, vi portino. Ognuno di voi prenda quello che può da queste 5 storie.

Shall we dance? (1996)
Regista: Masayuki Suo

No, non vi sto parlando del remake (discutibile) con Richard Gere e Jennifer Lopez. Vi consiglio come primo film sulla gioia l’opera originale del 1996 di Masayuki Suo.

Shohei è un impiegato di successo sull’orlo di una forte depressione. Ogni giorno spia Mai, una ballerina di sala da ballo che lo fissa tristemente dalla finestra dello studio di fronte al suo ufficio. Ci si aspetterebbe una storia d’amore, a questo punto, vero? Non sarà così: questa commedia drammatica non si occupa né di ballo in senso stretto, né d’innamoramenti.

Shall We Dance? (1996) | MUBI

Il film è invece il racconto di cosa significhi perdere le proprie inibizioni ed esprimersi (più o meno abilmente) in qualche tipo d’arte. Shohei, infatti, inizia le sue lezioni di danza in segreto, vergognandosi di ciò che potrebbe sembrare imbarazzante nella società giapponese. Col passare delle lezioni, si rende conto che gli accessori di una vita rispettabile (una moglie e un figlio, un lavoro fisso e una casa) non sono stati sufficienti a renderlo felice e che per questo ha bisogno di qualcos’altro. Il suo collega Tomio fornisce l’esempio più comico del film di questa premessa, trasformandosi da un calvo operaio di mezza età in un estroverso in stile latino-americano quando balla. Può sembrare ridicolo, ma a chi importa quando ballare con gusto ti fa sentire così vivo?

Happy-Go-Lucky (2008)
Tradotto in italiano: La felicità porta fortuna
Regista Mike Leigh

Questo film è ambientato a Londra e la protagonista è Poppy. È un’ottimista talmente ottimista che nei primi momenti del film vi farà arrabbiare. Riesce a sorridere e a scherzare davanti ad ogni situazione e riesce addirittura ad infrangere uno dei luoghi comuni più famosi della capitale del Regno Unito: Poppy parla con gli estranei.

La felicità porta fortuna. Happy Go Lucky di Mike Leigh - la recensione di FilmTv | FilmTv

Non è però un’insensibile alle difficoltà degli altri e non vive in una bolla di sole: cerca di fare quello che riesce responsabilmente e dove può, impegnandosi ad esempio come insegnante nella scuola elementare dove lavora. Quando incontra Scott, razzista e insicuro e autodistruttivo, che di lei si innamora, il suo atteggiamento verso il mondo si incrina un po’, ma non per sempre, perché – come le dice la sua migliore amica Zoe alla fine del film – “La fortuna nella vita te la crei, tu, no?”.

After Life (1998) (Wandâfuru Raifu) (1999)After Life (1998)
Regista: Hirokazu Koreeda

Non fatevi prendere male dal titolo. Continuate a leggere.

In questo film, ogni settimana, persone appena decedute, guidate da assistenti sociali dell’aldilà, devono scegliere il loro ricordo più felice da ricreare e filmare per poter rivivere quel momento per l’eternità, dimenticando tutto il resto.

Questa è la modesta ma inventiva premessa di “After Life” di Hirokazu Koreeda, una profonda meditazione sulla vita, la morte, la memoria e il cinema. Koreeda ha realizzato il film combinando interviste autentiche con individui sui loro ricordi, accanto a scene narrative e recitate – alcune improvvisate – creando una versione realistica del limbo.

Attraverso le riflessioni dei personaggi, “After Life” evidenzia come la memoria sia centrale per il nostro senso dell’essere, e come la felicità dipenda dalle esperienze passate tanto quanto da quelle presenti. I ricordi gioiosi vanno dalle visite a Disneyland al semplice sedersi su una panchina con una persona cara, anche se alcuni lottano per trovare un ricordo allegro da una vita di delusioni. E voi, quale ricordo scegliereste?

Limelight (1952)
Tradotto in italiano: Luci della ribalta
Regista: Charles Chaplin

Uno dei film più personali di Chaplin, “Luci della ribalta” racconta la storia dell’anziano clown Calvero, un tempo famoso e di grande talento ma ora per lo più dimenticato. Quando salva una ballerina disperata da un tentativo di suicidio, i due formano un legame basato sul sostegno reciproco e su un fragile riconoscimento del valore della vita, a prescindere dalla situazione: “La vita è una cosa bella e magnifica, anche per una medusa”.

Realizzato in un periodo in cui Chaplin era attaccato sia dalla stampa che dalla destra politica per presunte simpatie comuniste, si può capire la sua lotta per rimanere a galla. È un film di alti e bassi, e pieno di saggezza e di speranza. Se dovessi scegliere un momento tra tutti di questa pellicola, probabilmente vi consiglierei questa frase di Calvero: “Questo [indicando la sua testa] è il più grande giocattolo mai creato. Qui sta il segreto di tutta la felicità”.

Local Hero (1983)
Regista: Bill Forsyth

“Local Hero” racconta la storia di Mac, un dirigente petrolifero texano mandato dal suo capo appassionato di astronomia in Scozia per comprare una città costiera per una raffineria. Un capitalista incallito, Mac arriva a sentirsi in conflitto mentre il suo amore per la comunità e il paesaggio cresce.

Local Hero at 35: turning Hollywood's greatest Scottish film into a musical

“Local Hero” esamina sottilmente le diverse forme di felicità – la vita modesta di un filosofo che vive sulla spiaggia, le gioie del mondo naturale, l’amicizia e la comunità, e una relazione poco glamour ma amorevole (e comicamente erotica) – e tuttavia il film sminuisce abilmente questi messaggi con un divertente pragmatismo sul capitalismo, mentre la gente del posto, disperata per vendere, discute i meriti di una Rolls contro una Lamborghini.

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